lunedì 24 novembre 2008

Neve

Stamattina, all'alba delle 7.20, sono finalmente riuscito a separarmi dal mio amato letto e dal mio ancor più amato piumone, mi sono trascinato fino alla finestra grugnendo qualche bestemmia, ho alzato la persiana e ho guardato fuori. Nevica, cazzo.
Colazione, preparato lo zaino, lavato i denti, vestito. Scarpe (anzi scarponi): dr. Martens 1460 8 eye boot, neri, lacci neri e gialli. Mi sento un po' un disturbato - ma in fondo, chi non lo è?
Fuori. Neve. In mezzo alla neve. Un freddo schifoso e cane. E sonno, tanto - troppo - sonno.
Il binomio freddo più sonno si trova a buon diritto nella top ten delle piaghe dell'umanità. Anzi, potrebbe tranquillamente ambire al podio.
E quei maledetti anfibi fanno male ai piedi.
Cammino senza pensieri, praticamente dormendo, sognando di dormire e desiderando che il mio lettore mp3 non fosse mai finito in quella piscina. Pensieri ingarbugliati... chi interroga oggi? in cosa? quanta gente ci sarà in classe? non ci sarà nessuno, perchè non me ne sono stato a casa? chi è Coleridge? quando arriva il giorno di San Gesù? chi ho in prima ora? perchè non posso andare a scuola su una lettiga portata da 4 scimmie?
Ma all'improvviso, una specie di illuminazione. Che però è un ricordo: CoD2, al Matrix, le mappe in polonia o in russia o dov'erano chi se lo ricorda, piene di neve, con gli stivali... Datemi il mio MP40!

Ecco perchè svegliarsi presto il lunedì mattina, andare a scuola a piedi in mezzo alla neve e portare stivali di pelle non fa affatto bene a noi studenti.

giovedì 20 novembre 2008

Cerca il tuo vento

La via alla santità non sta nella dottrina altrui, ma nella ricerca di una propria dottrina.

martedì 18 novembre 2008

Simulazione di prima prova by Federico "Vecchio Volpone" Danieli

Courtesy of Federico Danieli.

Tipologia B1, ambito storico-politico.
Titolo: "Quanto la Seconda Rivoluzione Industriale abbia contribuito a migliorare le nostre società."
Voto: 9,5 decimi - 14,5 quindicesimi

Siamo negli ultimi decenni del XIX sec, quando si innesca un processo destinato a cambiare radicalmente la nostra società, modificandone gli usi, le abitudini, e il concetto stesso: la Seconda Rivoluzione Industriale.
Essa prende avvio da una serie di innovazioni in ambito scientifico-tecnologico, che trovano una vasta accoglienza nel settore industriale: è in questo periodo, difatti, che l'acciaio inizia a soppiantare il ferro, che le scoperte della chimica portano notevoli progressi (ad esempio mediante l'uso di coloranti e additivi), e che l'elettricità arriva perfino all'interno delle città e delle singole case.
A ciò si somma un ulteriore perfezionamento nel sistema di trasporti, sia ferroviari che marittimi, il quale permette un diffondersi capillare di merci a basso costo. Il tutto portò, quindi, un repentino miglioramento del tenore di vita (come testimonia l'alzarsi, in quegli anni, dell'aspettativa di vita media), e una ventata di ottimismo, realizzatosi in filosofie quali il positivismo: si apriva un'era nella quale il progresso scientifico avrebbe portato l'umanità a raggiungere la felicità. Ma quanto sarebbe costata, questa felicità?
Nei primi decenni del '900, film quali "Metropolis" (1923) e "Modern Times" (1936) suscitano uno scalpore tale da decidere la loro immediata censura. Le pellicole mettevano in evidenza come il mondo industrializzato avesse ridotto le masse lavoratrici alla stregua di strumenti: particolarmente rilevanti, a tal proposito, sono gli incipit dei film, nei quali gli operai vengono presentati come un gregge di pecore, o come null'altro che automi.
Col progresso dell'industria e l'ampliamento dei mercati e della concorrenza, infatti, si fanno strada molte teorie riguardanti l'ottimizzazione della produzione: fra queste, quella "di gran lunga meglio conosciuta [...] fu il cosiddetto movimento per l'organizzazione scientifica del lavoro, bene impersonato da Frederik Taylor".
1 Il Taylorismo (e il Fordismo, sua più completa realizzazione), riducevano l'operaio a compiere una serie di movimenti semplici, ripetitivi, in un intervallo di tempo limitato e ripetuti nell'arco dell'intera giornata: il lavoratore, di fatto, diveniva succube della macchina.
Il tutto in virtù di un sostanziale incremento della produzione, certamente: ma quanti dei beni prodotti erano realmente utili alla popolazione?
Bisogna ricordare, a questo punto, che la Seconda Rivoluzione Industriale assistette anche ad un altro fenomeno: la nascita delle società di massa. In queste società, le merci sono così facilmente accessibili, che il loro acquisto può avvenire anche per motivi che non siano di stretta necessità: i rischi derivanti sono molti, e le conseguenze possono essere anche molto svantaggiose: ad esempio, come scrive J. Braudillard, si può arrivare all' "obsolescenza accelerata dei prodotti e delle macchine", e alla "moltiplicazione delle false innovazioni, senza sensibili benefici per il modo di vivere".2 Non a caso in questo periodo fiorisce la pubblicità, per mezzo della quale si fa avvertire un determinato prodotto come necessario: in questo modo la merce acquistata diviene uno status symbol, non più qualcosa di semplicemente utile.
Alla società di massa, tuttavia, non si rivolgono solamente gli imprenditori, ma anche e soprattutto i politici: in questo periodo, il benessere delle classi medio-basse le rende più desiderose di affacciarsi sul panorama politico; "la moltitudine", dice J. Ortega Gasset, "improvvisamente si è fatta visibile".3 Spesse volte però, purtroppo, dietro l'estensione del diritto di voto, (che effettivamente, in quegli anni, si ritrova molto allargato), si cela un fine ben poco democratico: nella folla si intravede un serbatoio di voti facilmente accessibili, per il semplice fatto che la massa è perlopiu priva di una coscienza politica critica. Un esempio eclatante di questo atteggiamento si ritrova nell'episodio dell'elezione di Napoleone III: questi, mediante la "concessione" del suffragio universale maschile, arrivò ad ottenere una base di voti tale da riuscire a giustificare la sua dittatura.
La Rivoluzione Industriale, quindi, se da un lato permetteva un importante miglioramento dello stile di vita, dall'altro celava al suo interno aspetti che a lungo termine si sarebbero rivelati assolutamente negativi.
Fra coloro che tentarono di accusare i germi che questa Rivoluzione covava spiccano i simbolisti francesi e, in particolar modo, i cosiddetti "poeti maledetti": Baudelaire, Rimbaud e Verlaine. Essi intuirono gli errori di fondo del positivismo, realizzando che una vita resa più semplice dalla tecnologia non era necessariamente più felice, e inoltre attaccarono ferocemente l'omogeneità della società di massa, e il processo di disumanizzazione che si stava attuando; processo, questo, già intuito da J. Stuard Mill, e nel quale "le facoltà umane deperiscono e inaridiscono", si diviene "incapaci di desideri vigorosi e di piaceri naturali, e [...] privi di opinioni e sentimenti autonomi e personali".4 La loro protesta, però, rimase purtroppo inascoltata: era ormai stata avviata la macchina che avrebbe portato alla nascita della società moderna: una società fondata sul consumismo, governata da chi è in grado di manovrare le folle, e nella quale la voce dell'individuo, sebbene giusta, fatica a farsi prestare attenzione.


1 - G. Porter, "La gestione aziendale, in C. Sanger. E. J. Holmyard (AAVV). Storia della tecnologia, il Ventesimo secolo, L'energia e le risorse, Boringhieri
2 - J. Braudillard, "La società dei consumi", Il Mulino
3 - J. Ortega Gasset, "La ribellione delle masse"
4 - J. Stuart Mill, "On liberty"

lunedì 3 novembre 2008

Io non ho postato

Da qualche tempo è venuta a mancare, in me, la vocazione al post. La Musa del blog pare avere ormai perso interesse nel mio operato di suo semplice scrivano o scribacchino. Perciò preferisco astenermi dallo scrivere un post.
Scrivere un post senza una precisa e definita ispirazione postale (= "relativa al post") è infatti assolutamente sconsigliato da tutte le associazioni di poster (= "scrittori di post") e qualunque auctoritas in materia di posting (= "processo di creazione di post") giudicherebbe quantomeno assurdo il tentativo di elaborare un testo postico (= "a carattere marcatamente postale [= vedi sopra]"), e lo sconsiglierebbe in particolar modo a un blogger alle prime armi. Pare infatti che, in questa disciplina letteraria più che in altre, l'ispirazione musica (= "relativa alle muse") sia necessaria, oltre che consigliata.
Ed è proprio per questo motivo che io, pur non potendomi - perdonatemi se pecco di alterigia - definire un blogger alle prime armi, ammetto, con l'onestà intellettuale che spesso mi contraddistingue, di non essere assolutamente nelle condizioni di postare, di scrivere un post decente o di pubblicare alcunchè. Quindi, coerentemente con quanto affermato, mi esimerò dal farlo, considerando anche poco rispettoso nei confronti del lettore la pubblicazione di post privi di ispirazione, vuoti di contenuti e per di più un po', come dire, maleodoranti.
Aspetterò quindi tempi migliori, e non pubblicherò questo post.

PS: tutti i miei lettori sono pregati di registrarsi nell'apposito gadget "AntiLettori", sulla colonna di destra. Gli stessi sono anche pregati di lavarsi le mani prima di usare la tastiera.
Per ulteriori informazioni riguardo alla funzione delle Muse nell'elaborazione di testi posticci (= plurale con raddoppiamento consonantico), scrivete a antimusa@gmail.com.

domenica 2 novembre 2008

18 (in ritardo)

"Sfiga Jesolana" è compiere diciotto anni in un giorno piovoso di fine ottobre, con 38 e mezzo di febbre e tanto mal di gola.

Ma, in fondo, chissenefrega?

domenica 12 ottobre 2008

Fede è vecchio!

Qui un tempo c'era uno Slide. Ora non più.
Aveva rotto il cazzo.

Compito su Kant

[Traccia:] Kant ha costruito un sistema di pensiero che si propone dì indagare le facoltà umane in tutti i loro aspetti: nel conoscere, nell'agire e nel giudicare. Questi aspetti, pur nella complessità dell'analisi kantiana, devono armonizzarsi ed essere considerati in modo unitario per dare ragione del senso complessivo dell'esperienza esistenziale dell'uomo. Riportando puntuali riferimenti concettuali alle tre critiche, analizza i legami che intercorrono tra di esse ed esprimi le tue personali opinioni in proposito.

[Svolgimento:] La filosofia kantiana, che trova la sua massima espressione nelle tre famose critiche, viene definita "criticismo". Il termine, di significato opposto a quello di "dogmatismo" (atteggiamento di accettazione aprioristica di date affermazioni), indica un'analisi critica e problematica delle varie esperienze umane volta ad individuare la validità, la possibilità e i limiti di queste, al fine di delimitare un ambito all'interno del quale esse possono essere considerate, appunto, valide.
La critica viene dunque applicata da Kant alle tre "esperienze umane" in cui, di fatto, si risolve l'esistenza dell'uomo: la ragione intesa come produttrice di conoscenza scientifica, la ragione intesa come protagonista dell'agire morale e il giudizio.
Con le tre critiche, Kant perviene ad altrettante rivoluzioni copernicane, ovvero ad altrettanti rovesciamenti del tradizionale rapporto tra oggetto e soggetto (universale). Così, dunque, la validità della conoscenza scientifica non si basa più sulla realtà dell'oggetto, ma sulle forme a priori che appartengono al soggetto (universale); la morale è un prodotto della ragione umana e i concetti di bene e male non sono più fondanti rispetto all'azione morale ma, viceversa, sono da essa fondati; il gusto è basato sul soggetto (universale) e il bello non è nell'oggetto ma nel rapporto di armonia che il soggetto vede nell'oggetto. L'esito delle tre rivoluzioni copernicane, che è uno dei più importanti e originali traguardi della filosofia kantiana, è quello di aver posto l'uomo all'inizio, e non alla fine, delle esperienze che lo riguardano: la ragione umana, seppur limitata, è metro di scienza, morale e giudizio e l'uomo viene posto "al centro" in un modo del tutto nuovo (diverso, per esempio, dall'antropocentrismo umanista e rinascimentale o Illuminista).
Oltre a questo, Kant, attraverso le tre critiche, tenta (probabilmente con successo) di rendere coerenti i diversi elementi che lui stesso individua nell'uomo: in particolare, la critica del Giudizio nasce anche dal tentativo di conciliare l'esito deterministico della prima critica con quello indeterministico e caratterizzato dal postulato della libertà della seconda.
La soluzione proposta da Kant (che, ovviamente, resta nel campo delle opinioni in quanto esula dai limiti della conoscenza individuati nella Critica alla ragion pura) consiste nel finalismo.
La finalità, avvertita immediatamente dall'uomo tramite il giudizio sentimentale estetico e raggiunta tramite quello teleologico, è infatti, secondo Kant, il terreno sul quale si può concepire un rapporto non contraddittorio tra determinismo e libertà (ad esempio, la libera scelta di un fine implica una serie di azioni determinate necessarie al suo conseguimento).
Kant riesce comunque a proporre una riflessione completa e unitaria sull'uomo come soggetto conoscente, morale e giudicante.