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lunedì 31 gennaio 2011

60 Percent - NOFX

I'm not here to entertain you
I'm here to meet my friend the Russian
The Irish, the German, the Columbian

I don't care how bad I fuck up
I care about how fucked up I get
I'm not your clown
I'm your dealer

And I'm holding three bindles of bullshit
And you're buyin' them 'cause you are addicted
To the pure and totally uncut

I'm not here to amuse you
I'm here to abuse my body
I'm here because old habits die hard

And seriously, what else am I supposed to do?
This isn't my job, my hobby, my habit
It's sad, but this is my life

Welcome to our mission statement
Total self-debasement
And not giving our all

Watch us Fall!

It's not that we don't pull it
It's just that we only give about 60 or so percent

Would you rather be fed bullshit
From some 20-something, makeup wearing, popstar

"This one goes out to all our fans all over the world
Without you, we'd just be us.
So, I just wanna say thank you!
We fuckin' love you, Modesto!"

Fuck you!

And your "takin' it easy before the show
So you won't lose your voice
And disappoint your fans" routine

And you don't care about the children
You don't even know them
All you know is their money

(E un suggerimento.)

mercoledì 8 settembre 2010

Storie Brevi: il Pinguino


c'era una volta un pinguino, fatto più o meno così: <(“)
aveva il becco arancione, il dorso nero e la pancia bianca, come tutti i pinguini
in realtà, però, questo pinguino era diverso
e questo perché, ogni tanto, lui si drogava.


please everybody welcome il pinguino

giovedì 29 aprile 2010

La mia vita prosegue in roteante piattezza. Eventi e appuntamenti si susseguono in vortici grigiastri di monotonia. La troppa luce abbaglia; e poi si distinguono solo ombre sagomate.
La derivata prima della mia funzione vitale oscilla attorno a valori frazionari.
Cosa dovrei scrivere, allora?

domenica 8 novembre 2009

No! A Padova non ci voglio andare! Mamma!

domenica 13 settembre 2009

La corsa. Di nuovo.

A volte ti capita di svegliarti alla mattina e provare un senso di grande sconforto, di inadeguatezza; ti alzi, ti vesti, magari esci per andare a scuola o al lavoro; ma quella spiacevole consapevolezza non ti abbandona - ti insegue e non ti molla.
Stai deludendo i tuoi genitori. Sprechi le tue giornate. Rischi di buttare via la tua vita facendo le scelte sbagliate, oppure facendo le scelte più comode. Non sai più se ciò che fai è davvero ciò che vuoi fare, oppure se è solo ciò che gli altri si aspettano da te.
Mille interrogativi ti ronzano nella testa, rimbalzando sulle pareti della scatola cranica. Ti riempiono il cervello, ti tolgono il respiro.
Allora è chiaro che ti viene una forte emicrania. Ed è chiaro che tratti male i tuoi amici, i tuoi familiari. Chiunque ti stia vicino. Diventi scontroso, quando senti di deludere gli altri e quando, al tempo stesso, ti convinci che gli altri stiano deludendo te.
Può capitare, in queste situazioni, che anche i migliori facciano qualcosa di cui poi si potranno pentire. E tu non sei affatto tra i migliori.
Ti può capitare di perdere il controllo, di rispondere male a chi non dovresti. Può capitarti di scappare.

Ma è proprio a quel punto, quando ti convinci che tutto è inutile, che le cose potranno solo peggiorare e che gli altri, in fondo, non ti capiranno mai, è proprio a quel punto che ti accorgi di quanto tu ti stia sbagliando. Ti accorgi che le tue preoccupazioni sono solo passeggere e le tue ansie immotivate. Ti accorgi che c'è sempre qualcuno pronto a volerti bene.
E, soprattutto, ti accorgi che c'è sempre qualcuno che soffre più di te.

A quel punto non ti resta che pedalare sotto la pioggia, verso mete non ben definite, ricordando le corse del passato e i mancati traguardi. Correndo (e non scappando), dopo aver parlato con chi è davvero importante per te. Tenendo gli occhi puntati all'orizzonte, continuando a sognare.
Ridendo.

domenica 23 agosto 2009

Raffreddore estivo

Avevo tutta l'intenzione di scrivere un lungo post di analisi della mia breve estate, portata di recente alla sua morte da un fastidioso e immotivato raffreddore (o influenza suina?), ma ho cambiato idea. La fredda presenza di una pagina bianca di fronte ai miei occhi appannati da malato mi spaventa e - posso dirlo? - mi irrita. Oh sì, mi irrita. Perchè non può scriversi da sola, attingendo le informazioni necessarie direttamente dal mio lento cervello, pure lui appannato da questa infame malattia.
Il raffreddore (almeno, quello che colpisce me) è terribile: oltre allo stress derivato dal doversi soffiare il naso ogni dieci secondi, c'è questo senso di istupidimento, di rallentamento, di ottuso stordimento. Nebbia. Il raffreddore è come avere la nebbia nel cervello.

Come posso raccontare un'intera estate in queste condizioni? In queste maledettissime condizioni non potrei raccontare nemmeno quello che ho fatto ieri, o anche quello che mi è successo dieci minuti fa. Che poi non si tratta di raccontare, assolutamente. O meglio: non si tratta di riportare inutili avvenimenti su questo cyberfoglio, elencare fatti, mostrare diapositive o comunque - in qualche modo - trasmettere a te (stronzo!) che leggi un insieme di frammenti di realtà passata che mi appartiene. Tutto questo non mi interessa. Proprio per niente.
Quello che in realtà potrebbe interessarmi è molto più difficile, complicato e assurdamente faticoso (per me). Io vorrei elaborare questa lunga estate, mangiarmela e digerirla, azzannare questi fatti, questi avvenimenti, queste parole discorsi cazzate feste mare amici tende alberi sabbia granelli di sabbia conchiglie tra i granelli e pure lo spazio vuoto tra i granelli. Tutto.
Masticare, mandare giù e poi osservare il mio stomaco che squaglia e impasta e rimesta e poi manda questa insensata poltiglia giù nel mio intestino, che ci si nutre. Ecco. Vorrei nutrirmi dei miei ricordi.

E poi risputarveli addosso.
Così sarebbe ben diverso da un semplice racconto.

Tuttavia, se voi mi conosceste, sapreste bene che la mia memoria non è delle migliori. Affatto. Cosa voglio mangiare, quindi? Sarebbe proprio un magro pasto, il mio. Quattro ricordi con sale e olio. Il rancio di un condannato a morte.

Ma non divaghiamo. Il tono dei miei post - questo l'avrete senz'altro notato anche voi - sta inesorabilmente accendendosi di una nota di degrado o, quantomeno, di stranezza gratuita. Consigliate che mi fermi a riaccordare lo strumento della mia ispirazione grafica? Forse è meglio.

Preso atto della pessima influenza esercitata da un banale raffreddore sulla mente di un povero me, vi saluto.

giovedì 21 agosto 2008

La Sfiga Jesolana

La sfiga jesolana non è una sfiga normale. La sfiga jesolana è più cattiva. Quando ti prende, non ti molla facilmente. Puoi tentare di scappare, certo, puoi provarci con tutte le tue forze - magari prendendo una corriera per Asiago con due zaini sulle spalle. Ma lei non ti lascerà andare. Ti tiene stretto fra i suoi artigli. Puoi conoscere tantissima gente, ma ti sentirari sempre solo; puoi essere ricco, ma non avrai mai niente da comprare; oppure, più probabilmente, puoi essere povero e basta; puoi cercare di avere stile, ma non ci sarà nessuno a guardarti; puoi avere dei programmi, ma salteranno; puoi cercare di ridere, ma saranno solo sorrisi amari. Le donne scapperanno. I bar chiuderanno. Non ci saranno più feste, nè festoni, nè festini. E poi, quando perfino Fabio ti avrà abbandonato, quando vedrai le fredde porte di metallo del Cance chiuse di fronte a un angolo bongio deserto, allora capirai che la sfiga jesolana ha vinto. E ti accorgerai di quanto siano importanti per te tutte le cose che hai perso (almeno per ora), e di quanto ti mancano. Dannatamente.
Ma, a quel punto, ti resteranno comunque i tuoi amici. Detesto dare ragione ai Beatles, but you get by with a little help from your friends. Perchè, anche se tristi e colpiti dalla sfiga jesolana tanto quanto te, sono pur sempre i tuoi amici. I tuoi compagni di avventure e disavventure. In pace e in guerra, eccetera eccetera. Ci hai passato gran parte della tua vita assieme, tutto sommato. Sono un po' una tua seconda famiglia.
Però poi ti accorgi che non è così. La famiglia non resta sempre la stessa, le cose cambiano e gli amici, a volte, si perdono. Oppure le cose sono più complicate, e qualcuno, più che perdersi, viene portato via, senza quasi accorgersene.

Te ne vai con qualcosa che appartiene anche a me, che ho trovato io e che non avrei mai dovuto lasciarti.
Ora fai il tuo gioco, ma ricorda che, comunque vada, non sarai tu a vincere. Tu, purtroppo, sei solo una pedina.

sabato 28 giugno 2008

La corsa

In bici. A mezzanotte, più o meno. Lungo strade di periferia. Correndo (scappando?) il più veloce possibile. Sotto la pioggia. Ascoltando, non so perchè o forse lo so fin troppo bene, il punk cazzone degli Offspring. Con l'acqua che mi entra nella bocca e negli occhi. Non vedo un cazzo. Però corro fra le macchine.

Potreste pensare che si tratta di una merda di situazione. Che sono un maledetto sfigato. Forse avete ragione, ma io non sono troppo d'accordo.
Perchè l'importante non è se hai realizzato i tuoi sogni o meno, ma quanto sei disposto a correre per cercare di raggiungerli.

E poi, probabilmente, avrò fatto ridere la gente che mi ha visto.

mercoledì 11 giugno 2008

Let it be

Così dicevano i Beatles.
Io dico: let it be sticazzi. Ci sono cose che non possono essere. Tipo che due imprenditori veronesi uccidano un dipendente romeno per intascarsi i soldi dell'assicurazione.
Vaffanculo.

Borin non andare in America. Resta qui che abbiamo bisogno di uno come te.
Firmate la petizione "Non te ne andare Borin!".

mercoledì 4 giugno 2008

Vuoto

CosimoAntiBlogger intende scusarsi con i suoi lettori per non aver aggiornato l'Anti-Blog negli ultimi giorni. Egli intende altresì avvisarli del fatto che continuerà a non postare per un tempo indefinito e probabilmente indefinibile. Ciò in conseguenza a una triste serie di eventi che ha creato nel nostro AntiBlogger preferito un grande vuoto.

L'incertezza, la maledetta fottuta incertezza: questo è ciò che mi manca.