Ho voglia di prendere il mio frisbee e la mia molesTine e il mio telo mare verdeazzuroblù e i miei occhiali da sole e il mio AntiPod e mettere tutto nella mia sacca blu con le stelle che erano dorate ma ora sono marroncine e uscire di casa e chiudere a chiave la porta vecchia di legno vecchio e bucherellato e poi mettere anche le chiavi nella sacca e poi accorgermi di aver dimenticato il cellulare sulla scrivania che invece è di legno nuovo e chiaro e lucido anche se un po’ ammaccata in fondo lo è e poi accorgermi che in realtà il cellulare non serve proprio a niente e infatti per migliaia di anni noi uomini che discendiamo dalle scimmie ne abbiamo fatto a meno e quindi scendere le scale di corsa saltando i gradini due alla volta sorridendo per questa epifani storico-tecnologica e uscire dal mio piccolo condominio giallo sporco vecchio e bucherellato anche lui e lasciare aperto il portoncino di metallo nero e vetro sporco che tanto i ladri non vengono di giorno e poi superare anche il cancello di ferro arrugginito e correre in strada e per strada e attraverso la città senza meta proprio in modo da comprendere il significato del termine vagare o forse non comprenderlo ma più che altro metterlo in atto e quindi esperirlo o intuirlo o chissà cosa ma insomma vagare vagare e poi vagare ancora nell’oblio di cemento grigio e mattone rosso della città arsa dal sole e bagnata dall’umidità e dallo smog che si mescolano e si uniscono in un unico fluido la cui presenza è percepibile e vagare in queste enormi terme o enorme sauna che è la città vagare sì perchè vagare è ciò che dovremmo fare per essere felici o per provarci almeno vagare in questo mare caldo e appiccicoso di sole e sudore e afa e poi ritrovarmi all’improvviso sdraiato sull’erba al centro di un grande parco di quelli con gli alberi e le stradine polverose di sassi bianchi e una brezza che potresti dire celeste che soffia sempre anche nel giorno più caldo dell’estate più calda e i laghetti e i canaletti e le oche e gli scoiattoli e gli altri animali che di solito vivono in quel genere di parchi che poi sono quelli che puoi trovare a Londra che d’estate sono freschi e luminosi e felici e colorati non come il Tiergarten che sembra più che altro una foresta e dentro ti ci puoi perdere e a Berlino la notte arriva presto e di notte in mezzo a quel bosco ho sempre pensato che ci andassero gli eroinomani anche loro gialli sporchi e bucherellati.
Se devo passeggiare per il Tiergarten allora forse tanto vale restare a casa.



